Alla fine di un anno viene spontaneo tirare le somme. È tipico degli esseri umani questo approccio, dipende da quel qualcosa che ci differenzia da ogni altro essere presente sulla Terra: abbiamo coscienza del tempo. Un animale, una pianta, un minerale non sanno che il tempo passa. Se l’uomo sparisse dalla faccia della terra, sparirebbe anche il concetto di tempo.

Ma questa riflessione sul tempo mi ha portato a chiedermi: cosa resta di quello che facciamo?
Quest’anno l’ho capito meglio. Finché ciò che sai fare resta solo tuo, muore con te. Quella competenza affinata negli anni. Quel modo particolare di gestire situazioni complicate. Quell’approccio che usi per risolvere un certo tipo di problema. Finché resta solo tuo, è limitato a te. Al tuo tempo. Alla tua vita.
Ma quando lo sistematizzi, lo insegni, lo trasmetti a qualcun altro… continua senza di te. Può andare ovunque. Può arrivare dove tu non arriverai mai.
Ho capito questo mentre realizzavo i miei primi due podcast. A gennaio ho pubblicato la prima puntata di Inaudita Librorum e dell’Officina delle Lettere, il mio corso di scrittura creativa. Cinquanta puntate ciascuno. Non le ho fatte per accumulare numeri, ma perché sistematizzare quello che sapevo per insegnarlo ad altri mi ha costretto a chiarire cose che davo per scontate, a esplicitare passaggi che facevo in automatico.
In primavera ho terminato il mio primo romanzo per ragazzi, illustrato da Valeria Vitale. L’abbiamo presentato al Salone del Libro di Torino, poi a Loano e a Ponte di Legno. In autunno ho ripreso l’ultimo giallo del commissario Pasubio e gettato le basi per il nuovo podcast Milano da Ascoltare che partirà a marzo. Nel mentre l’incontro con Assipod, l’associazione dei podcaster italiani, e il lavoro con la rivista Podcast stanno aprendo strade che non immaginavo.




Tutti i miei podcast sono disponibili a questo link.
Perché ho fatto tutte queste cose?
Non per ricevere complimenti – non mi sono mai interessati i “bravo, come fai?” Le ho fatte perché trasmettere quello che sai è forse l’unico vero modo per moltiplicare l’impatto di ciò che fai. Non fare più cose tu. Ma insegnare ad altri a fare quello che fai tu.
E poi c’è un’altra ragione, più profonda.
Ci sono giornate che partono con il piede giusto, dove tutto sembra facile. E poi ci sono quelle dove il dolore di una perdita o di una mancanza si fa più duro da sopportare e ti senti schiacciare, come se ti mancasse l’aria per respirare.
In quei momenti, avere qualcosa di significativo da fare ti salva. Pensare che alla sera devi intervistare quello scrittore, finire un capitolo del romanzo, registrare una puntata. Trattieni il fiato per cinque minuti, magari ti fermi senza sapere dove ti trovi, ma poi riparti. L’energia ti arriva dai pensieri, fai un passo in avanti e finisci per dimenticare quel brutto momento.
L’arte, il lavoro creativo, ha questo di bello: ti riconnette con l’eternità a cui ognuno di noi è chiamato. Il fatto di contare i minuti, i secondi, – quando vogliamo che passino in fretta o quando vorremmo che non passassero mai – dipende proprio dalla nostra stessa natura di essere creato, essere voluto da qualcun Altro che ci aspetta al termine della nostra esistenza e che ci chiederà conto del tempo che ci ha donato: non per giudicare quello che abbiamo o non abbiamo fatto, ma per gioire con noi di come l’abbiamo utilizzato.

Perché il peccato più grave che possiamo compiere è sprecare il tempo che ci è dato da vivere.
Allora prova a chiederti: cosa sai fare bene che potrebbe essere utile anche ad altri? In che modo potresti tramandarlo?
Non serve essere esperti mondiali. Serve solo sapere qualcosa che gli altri non sanno. E avere voglia di trasmetterlo. Magari hai sviluppato un metodo per organizzare il lavoro. Magari hai capito come gestire conversazioni difficili. Magari sai cucinare quel piatto che viene sempre perfetto. Magari hai imparato ad affrontare l’ansia in modo che funziona davvero.
Ti auguro di vivere i prossimi 365 giorni con la coscienza che ciascuno di essi potrebbe essere l’ultimo che hai a disposizione. Per questo motivo non ne va sprecato nessuno.
Io ci provo ogni giorno. E quando non ci riesco, almeno so perché vale la pena riprovarci il giorno dopo.
