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Meeting di Rimini 2026: la prima giornata, tra l’attesa del Papa e le parole di due madri

21 agosto 2026 | 47ª edizione | Fiera di Rimini

Il Meeting è ripartito, e come ogni anno il primo giorno ha già il sapore di tutti quelli che seguiranno: la fila all’ingresso, i volontari con le loro magliette colorate, l’aria satura di aspettativa. Quest’anno, però, c’è qualcosa in più nell’aria del primo giorno: domani arriverà Papa Leone XIV, ed è a lui che è stata dedicata l’apertura della 47ª edizione, quella dal titolo che porta il peso e la bellezza dell’ultimo verso della Divina Commedia: “L’amor che move il sole e l’altre stelle”.

Nel discorso di apertura si è parlato subito di questo: il Papa arriverà domani per incontrare tutto il popolo del Meeting – bambini, giovani, famiglie, volontari, relatori – e le sue parole, si è detto, troveranno un’eco diretta in quanto scritto nella sua enciclica Magnifica Humanitas, che sul tema dell’amore capace di muovere la realtà offre – è stato sottolineato dal palco – un approfondimento sorprendente e un allargamento di orizzonte rispetto al verso dantesco. Un invito, quello del Pontefice, ad assumere con lucidità le sfide di un tempo segnato da un’evoluzione tecnologica pervasiva, dalla frammentazione delle relazioni sociali, dall’aumento delle conflittualità geopolitiche – sfide enormi, quasi indomabili, se non sorrette dalla certezza di un amore che davvero tutto muove.

È stato letto anche il messaggio che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato per l’occasione, come ogni anno. Un testo che ha insistito su un’idea precisa: l’amore di cui parla Dante non è solo sentimento individuale, ma forza relazionale e quindi sociale, capace di legare l’io al tu al noi, di spezzare le solitudini, di imprimere direzione ai percorsi umani – il contrario, ha scritto Mattarella, di quel falso realismo che porta all’inerzia e alla rassegnazione.

La testimonianza che ha aperto il Meeting

Ma se c’è un momento che segna questa prima giornata, è l’incontro con cui tutto è cominciato: la testimonianza di Roseline Hamel e Nadia Kermiche, presentate sul palco con un accorgimento non da poco – per motivi di sicurezza, la seconda non doveva essere riconoscibile, e ha parlato con gli occhiali da sole, seduta di lato.

Le loro storie si intrecciano attorno alla stessa data: il 26 luglio 2016. Quel giorno padre Jacques Hamel, 86 anni, viene ucciso durante la messa nella sua chiesa vicino a Rouen, in Francia, da due giovani jihadisti poi uccisi dalla polizia. Roseline è la sorella di padre Hamel. Nadia è la madre di uno dei due attentatori. Due donne unite, loro malgrado, dalla stessa giornata di dolore assoluto – e che negli anni successivi hanno trovato la forza di cercarsi, di parlarsi, di incontrarsi.

Nel video dell’incontro, già disponibile sul canale YouTube del Meeting, le due donne ripercorrono quella mattina di nove anni fa con un dettaglio che toglie il fiato a chi guarda anche solo attraverso uno schermo: l’attesa fuori dalla chiesa transennata, la telefonata che nessuna delle due voleva credere vera, le ore sospese senza notizie, la comunicazione della morte. E poi, mesi e anni dopo, il racconto del cammino – lento, doloroso, quasi impossibile da immaginare – che ha portato Roseline a cercare Nadia, a volerla incontrare, a non lasciarla sola in un dolore che, dice lei stessa, immaginava persino più grande del proprio. Da quel percorso è nato un libro, Sorelle di dolore, pubblicato in Francia e ora disponibile anche in italiano, in vendita alla libreria del Meeting.

Non è la prima volta che il Meeting apre con una testimonianza che lascia senza parole. Ma guardando il video si percepisce, anche a distanza, il silenzio quasi assoluto della sala durante il racconto di queste due donne che l’amore – quello vero, quello che costa – ha reso capaci di perdono e di incontro.

Talenti in cerca di futuro

Nel pomeriggio ho assistito a un incontro dal taglio molto diverso da quello dell’apertura, ma altrettanto necessario: Talenti in cerca di futuro. Lavoro, giovani e demografia, con Maria Anghileri, Stefano Barrese, la ministra Anna Maria Bernini ed Ettore Prandini, moderati da Andrea Dellabianca. Al centro, un paradosso che conosciamo bene: le imprese cercano lavoratori e non li trovano, mentre l’Italia si spopola. Senza un lavoro stabile non c’è radicamento, senza radicamento non c’è scommessa sul futuro né, tantomeno, famiglia. Un confronto concreto, utile, che ha messo sul tavolo lo scarto crescente tra domanda e offerta di lavoro, tra formazione e mercato, tra territori che si svuotano e filiere che non trovano manodopera.

Tra le mostre, i volti della storia

In serata mi sono dedicato a un primo giro tra le mostre – quest’anno particolarmente numerose e curate. Mi ha colpito Léon Harmel, la profezia di un’impresa, dedicata all’industriale francese vissuto a cavallo tra Otto e Novecento, riconosciuto come uno dei precursori della dottrina sociale della Chiesa: introdusse in fabbrica pratiche impensabili per l’epoca ben prima della Rerum Novarum di Leone XIII, e organizzò pellegrinaggi operai a Roma che negli anni arrivarono a coinvolgere ventimila persone. Una figura, tra l’altro, molto cara proprio a quel Papa.

Altrettanto intensa L’abisso e la carezza, un percorso fotografico e multimediale sul terremoto del 2016 nell’Appennino centrale e sulla rinascita di quei territori nei dieci anni successivi: la distruzione, certo, ma anche i volti, il lavoro, l’arte e la speranza di chi ha scelto di ricostruire.

Domani, il Papa

Si chiude così una prima giornata già densissima, con le parole di Roseline e Nadia ancora addosso, con la testa piena di spunti sul lavoro e sul futuro, e con le mostre da tornare a visitare con più calma nei prossimi giorni. Ma il pensiero, come quello di tutti al Meeting stasera, è già rivolto a domani: l’arrivo di Papa Leone XIV, e le parole che porterà a questa 47ª edizione che si intitola, non a caso, a un amore capace di muovere il sole e le altre stelle.

A presto, ancora da Rimini.