
22 agosto 2026 | 47ª edizione | Fiera di Rimini
C’è un modo di camminare, al Meeting, che si riconosce solo in certe giornate. Ieri lo sentivo fin dal mattino: un’accelerazione nell’aria, gli sguardi che si cercavano, la sensazione condivisa da migliaia di persone di essere dentro qualcosa che si sarebbe ricordato a lungo. Sabato 22 agosto il Santo Padre Leone XIV è venuto a trovarci, e questa giornata entrerà nella storia del popolo del Meeting.
La mattina: il welfare che non è un benefit
Ho aperto la giornata con un incontro che, col senno di poi, si è rivelato una premessa perfetta a quanto sarebbe accaduto nel pomeriggio: “Il welfare non è un benefit. L’impresa, la persona, il lavoro”, promosso da Cdo nell’anno del suo quarantesimo. Attorno al tavolo Alessandro Angelini, Francesco Bardelli, Gabriele Fava, Marco Osnato e Anna Zattoni, moderati da Francesco Seghezzi. Il filo del discorso era chiaro: il welfare aziendale non è un pacchetto di vantaggi da elencare in busta paga, ma il modo in cui un’impresa riconosce che il lavoro riguarda la persona intera – salute, famiglia, previdenza, formazione, appartenenza. Non a caso, si è citata proprio l’esperienza di Léon Harmel come modello di un welfare integrato dentro una precisa idea di impresa e di comunità produttiva. Un ponte, seppure inconsapevole, verso ciò che sarebbe successo poche ore dopo.
L’arrivo
Verso le 15, la notizia che tutti aspettavamo: Papa Leone XIV ha fatto il suo ingresso al Meeting, arrivando da San Marino dove si trovava in visita pastorale. Ad accoglierlo, in Auditorium, tra gli altri, il coro Yasmeen di Gerusalemme – che riunisce giovani di religioni e culture diverse – insieme al coro di Comunione e Liberazione di Rimini: un canto capace, da solo, di anticipare il senso di quella giornata.
I saluti
Prima delle sue parole, sono stati i saluti di Bernhard Scholz e di Davide Prosperi a introdurre l’incontro. Scholz ha ricordato come, fin dalle origini, il Meeting abbia voluto essere spazio di quell’umanità “per sua natura spalancata sulla realtà”, e ha richiamato il compito affidato dal Meeting da Giovanni Paolo II nel 1982: costruire, attraverso l’amicizia, la civiltà dell’amore. Prosperi, a nome della Fraternità di Comunione e Liberazione, ha parlato di un movimento che vive “un tempo di maturazione” nella consapevolezza del proprio servizio alla Chiesa, e ha annunciato che l’anno prossimo tutte le comunità di CL nel mondo lavoreranno sulla nuova enciclica del Papa, Magnifica Humanitas.
Tra i padiglioni, un Papa che si ferma
Prima del discorso ufficiale, Leone XIV ha voluto visitare due mostre: quella dedicata a Sant’Agostino e quella su Léon Harmel, la profezia di un’impresa – proprio la figura di cui si era parlato quella mattina nell’incontro sul welfare. Poi si è fermato tra la folla, fermandosi a benedire i più piccoli, prima di raggiungere il Villaggio Ragazzi con un saluto spontaneo che ha strappato applausi: ha ricordato le parole di Giovanni Paolo II – “se il mondo di oggi ha bisogno di qualcosa, è la comunione” – dicendo ai ragazzi che sono loro, con la loro amicizia, a saperla costruire.
Il discorso in Auditorium
Nel Grande Auditorium, il discorso ufficiale ha ripreso il titolo di questa edizione, l’ultimo verso della Divina Commedia, per farne una chiave di lettura del presente: quell’amore, ha detto il Papa, “non è scomparso, non ha perso vigore”, anche se resta “volentieri silenzioso” a differenza delle forze rumorose che scuotono il mondo. Ha parlato di un “falso realismo che riarma le menti, le parole e le nazioni”, a cui contrapporre il realismo della misericordia. E ha rivolto ai giovani presenti – tantissimi, molti in veste di volontari – un invito a non temere di mettersi in gioco, ad aprirsi a una cattolicità più larga, a considerare il proprio impegno nel Movimento non un punto d’arrivo ma un trampolino verso l’intera realtà.
La Messa al Porto Canale
La visita di Leone XIV a Rimini si è chiusa con la grande Messa celebrata al Porto Canale, momento che ha idealmente riportato l’incontro dalla Fiera al cuore della città, davanti a una folla arrivata da ogni parte per salutare il Papa.
La sera: il Libano, tra bellezza e ferite
Ho chiuso questa giornata così densa tornando tra le mostre, questa volta con più calma: Libano. La bellezza, le ferite, la speranza, raccontata da uno dei curatori, l’impeccabile Giorgio Cavalli. Attraverso le immagini di moschee e chiese che condividono lo stesso orizzonte a Beirut, la mostra racconta come la lunga storia del mosaico libanese dimostri che lo scontro tra identità diverse non è un destino obbligato: culture e fedi possono convivere in uno spazio comune, generando – per usare le parole scelte dai curatori – una sinfonia di voci differenti. Un pensiero che, dopo la giornata appena vissuta, non poteva suonare più attuale.

Quando sono tornato a casa ieri sera, avevo negli occhi tante immagini diverse: il welfare e Léon Harmel al mattino, il Papa che si ferma a benedire un bambino, il coro di Gerusalemme che canta insieme a quello di Rimini, le cupole di Beirut nella penombra della sera. Immagini che, in fondo, raccontano tutte la stessa cosa: un amore che, silenziosamente, continua a muovere.
A presto da Rimini.