Questa storia ha inizio il 10 agosto 1987 a Torino, giorno del mio onomastico e primo giorno alla Caserma Cernaia di Torino, inizio del 131° corso allievi carabinieri ausiliari “Carabiniere Calì”. Finii alla seconda compagnia, 6° plotone, e come compagno di letto a castello mi ritrovai Antonio Pulinas che, per via del cognome, veniva prima del mio.
Avevamo tutti più o meno quell’età in cui non hai ancora deciso se mettere su famiglia o perderti per il mondo… Lui veniva da Osilo, in provincia di Sassari, ed era la sua prima volta sul continente. Aveva 19 anni e voleva provare a cambiare il suo destino: da figlio di allevatori di pecore, sognava qualcosa di diverso. Io, allora ventunenne, ero al terzo anno di Giurisprudenza e desideravo laurearmi avendo già assolto l’obbligo del servizio militare, che allora toccava a tutti noi maschietti.
Diventammo subito amici, come lo si può diventare solo con un sardo. E chi ha sperimentato questo tipo di amicizia può capire. Antonio parlava poco, ma con me poco alla volta si aprì, raccontandomi molti episodi della sua giovane vita. Io ascoltavo con piacere, anche perché, rispetto a lui, avevo meno da dire: mi resi conto in quei tre mesi, anche ascoltando le storie degli altri allievi, quanto fosse stata lineare e senza particolari eventi significativi la mia vita fino ad allora.

In quei tre mesi Antonio condivise con me le sue speranze e le sue preoccupazioni, tipiche di un ragazzo giovane che non ha ancora ben chiaro cosa fare della propria vita. A metà novembre il corso terminò e di lui non seppi più nulla. Io fui mandato a Milano, mentre di lui non ricordavo nemmeno se lo avessero destinato in Sardegna o se fosse rimasto sul continente.
Gli anni passarono. Mi sposai, ebbi due figli, e mai – dico mai – feci una vacanza in Sardegna, fino all’anno scorso, quando mia moglie, nel febbraio 2025, mi disse: “Senti, non siamo mai stati al mare in Sardegna, quest’anno ci voglio proprio andare.”
Indovinate come è andata a finire…
Passai alcune settimane a scegliere il posto per la vacanza. Di solito la location la scelgo io e mia moglie organizza il tempo delle giornate, decidendo cosa vedere nei dintorni. Alla fine, optai per l’arrivo in traghetto a Olbia e un alloggio in un villaggio vicino a Castelsardo.
Giocherellando con la punta del mouse sulla mappa, mi cadde l’occhio su un paese: Osilo. E di colpo mi venne in mente il mio amico Antonio Pulinas.
Chiamai mia moglie, le mostrai il nome del paese sulla mappa e dissi: “Voglio provare a ritrovare il mio amico, o almeno avere notizie di lui.” In effetti non sapevo nulla: poteva anche vivere in Friuli o in Giappone, tanto è strana la vita.
Cercammo online e trovammo tre Pulinas a Osilo, tra cui un Antonio titolare di un’officina meccanica. Poteva essere lui. Tentare non guastava, tanto ormai saremmo stati lì vicino.
Arrivò settembre 2025, periodo della nostra vacanza in Sardegna. Un giorno partimmo per Osilo, in cerca del mio compagno di branda alla Cernaia di 38 anni prima. Mi chiedevo: “E se non si ricorda di me?”
Trovammo l’officina e vidi di spalle un uomo che stava lavorando al motore di un’auto. Capii subito che non era il mio Antonio, e quando si girò ne ebbi conferma. Si chiamava Antonio Pulinas, ma non aveva mai fatto il carabiniere.
Ma qui avvenne il primo piccolo miracolo: ascoltata la mia storia, mi disse: “Secondo me il suo amico è un allevatore di bestiame, titolare di un’azienda agricola a 4 chilometri da qui. Ritorni alla sua auto e mi segua, l’accompagno io.”
E così fu. Si pulì le mani sporche di grasso, disse al garzone che sarebbe uscito una mezz’ora, e mi guidò dal suo omonimo allevatore.
Iniziavo a pregustare l’incontro. Questa volta avevo meno dubbi sul fatto che potesse essere il mio Antonio, ma il pensiero rimaneva: “E se non si ricorda di me?”
Arrivammo in aperta campagna e, a un certo punto, svoltammo dalla strada principale per inoltrarci in una trazzera. In fondo vidi un capannone bianco e, più in là, un nutrito gregge di pecore al pascolo.
Il mio accompagnatore scese per primo, mi fece cenno di aspettare e si diresse all’interno del capannone. Dopo un minuto, uscì con un uomo. Al primo sguardo i dubbi mi caddero: era lui. Era il “mio” Antonio Pulinas.
Scesi dall’auto, mi avvicinai lentamente. A un paio di metri di distanza gli chiesi: “Ti ricordi di me? Torino, Caserma Cernaia…”
“Lorenzo! Tu sei Lorenzo Quaglia!” Secondo miracolo.

Restammo a parlare per circa un’ora. Gli presentai mia moglie e lui mi raccontò cosa aveva fatto negli ultimi quarant’anni. Alla fine, aveva seguito le orme paterne e ora gestiva un caseificio che produceva latte e formaggi da 150 pecore, che pascolano libere nel suo territorio.

Ci siamo lasciati con la promessa di risentirci più spesso, e magari rivederci ancora. Sicuramente in Sardegna ci tornerò più frequentemente, ora che so di aver ritrovato un amico.

PS: abbiamo ordinato i suoi formaggi, che ci sono arrivati comodamente a casa. Una delizia. Mi dispiace solo che non possiate sentirne l’aroma.
3 risposte su “L’amico ritrovato”
Che storia affascinante! Quando si è veri nei rapporti l’anima li conserva vivi e presenti, pare un miracolo, ma è una delle bellezze che sono date all’essere umano
Sì, una storia semplice e allo stesso tempo ricca di umanità. Scalda il cuore.
Ritrovare un amico e sempre una cosa bella, soprattutto quando si è condiviso qualcosa di vero.