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Meeting di Rimini 2026: l’ultimo giorno, tra amore, mostre e la festa che chiude un’edizione storica

26 agosto 2026 | 47ª edizione | Fiera di Rimini

C’è un momento, ogni anno, in cui il Meeting cambia aria. Non è un cambiamento che si vede, è qualcosa che si respira: fin dalla mattina, ieri, quel velo di leggera tristezza che cala sempre quando una cosa bella sta per finire aveva già avvolto i padiglioni, i corridoi, i volti dei volontari con le loro magliette ormai stropicciate da sei giorni di lavoro. Si sente nei saluti che si allungano, negli sguardi che si trattengono un secondo di più. È la sesta giornata, l’ultima, e con lei arriva sempre lo stesso pensiero: quanto in fretta passa il tempo, quando è pieno di senso.

Imparare ad amare

Ho aperto la mia giornata con un incontro che mi ha toccato da vicino: Imparare ad amare, con Matteo Bussola, scrittore, illustratore e fumettista, e Mariolina Ceriotti Migliarese, medico neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta, moderati da Marco Ferrari, preside dei Licei Malpighi di Bologna. Il tema era tra i più delicati che si possano affrontare con i giovani: come si educa un sentimento che chiede insieme dedizione e libertà, in un tempo in cui i ragazzi cercano l’amore ma faticano a capirlo, sospesi tra il bisogno di legame e la paura di perdersi nell’altro. Bussola ha portato lo sguardo di chi racconta storie, Ceriotti Migliarese quello di chi ogni giorno ascolta il disagio e la fragilità dei più giovani nel suo lavoro clinico. Un dialogo che non ha offerto ricette, ma ha restituito la complessità – e insieme la bellezza possibile – di imparare ad amare senza possedere.

Non solo Dante, tra le mostre itineranti e l’inferno nel cuore

Il secondo incontro a cui ho assistito è stato, in un certo senso, la chiusura naturale di un filo che ha attraversato tutta questa edizione dedicata al verso dantesco che dà il titolo al Meeting: Non solo Dante. Viaggio tra le mostre itineranti e «L’inferno nel cuore», curato da Fondazione Spazio Dante ETS e Segni del Vero APS. Sul palco, Franco Nembrini, docente e pedagogista che di Dante ha fatto una missione di vita, e don Gabriele Vrech, sacerdote ed educatore, in dialogo con i ragazzi protagonisti delle mostre itineranti Dante Profeta di Speranza e con i giovani attori della Compagnia Profumo di Cielo di Desenzano del Garda, che hanno regalato al pubblico una performance dal vivo.

Il racconto ha ripercorso un cammino che in questi mesi ha attraversato diverse città italiane, dove centinaia di ragazzi hanno riconosciuto nei versi della Commedia l’espressione della propria domanda di significato – la sete di felicità, il bisogno di una guida – per poi proseguire fino all’Innominato manzoniano, dove l’incontro con Lucia e l’abbraccio del cardinal Borromeo rivelano l’Incarnazione come risposta a quell'”inferno nel cuore” che ciascuno, in fondo, porta con sé. Un incontro fatto di testimonianze e di una breve meditazione teatrale, per scoprire ancora una volta – proprio nell’ultimo giorno di questa edizione – che l’amore che muove il sole e le altre stelle continua a muovere chi non si rassegna.

Seminare il futuro

Ho poi dedicato un po’ di tempo alla mostra Seminare il futuro, allestita nel Padiglione Internazionale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Un percorso immersivo che parte da una domanda semplice – da dove arrivano davvero il caffè che beviamo ogni mattina o il cacao da cui nasce il cioccolato – per raccontare, attraverso installazioni, contenuti audiovisivi e una serra dedicata proprio a queste due colture, il legame profondo tra uomo e natura e il lavoro della Cooperazione italiana a sostegno di un’agricoltura più sostenibile e di filiere agroalimentari resilienti, con un’attenzione particolare al continente africano. Un viaggio dalle piantagioni alle comunità che le coltivano, fino ai progetti che promuovono partenariati pubblico-privati e tutelano l’ambiente: un futuro, si diceva tra le sale della mostra, che come un seme dev’essere coltivato, curato e costruito insieme.

La festa finale

E poi, alle 21.30, il momento che chiude sempre il Meeting nel modo più giusto: la festa finale, quest’anno con il concerto della Sbadaband, con Matteo Scelsa, Claudio Sama, Donato Maccapani, Lorenzo Gabellini, Daniele Scarpellini e Agnese Taioli.

Un grande finale all’insegna della musica e dell’energia, in cui il pubblico – come sempre in questo formato che negli anni ha conquistato persone di ogni età – è diventato protagonista, cantando insieme i successi più amati della canzone italiana, tra classici d’autore e brani contemporanei. Ritmi travolgenti alternati a momenti più intimi e sospesi, entusiasmo, sorrisi, canzoni cantate a squarciagola sotto il cielo di fine agosto: la festa che chiude ogni edizione, e che quest’anno aveva il sapore particolare di salutare un Meeting che ha attraversato, tra le altre cose, la storica visita di un Papa.

I numeri di un’edizione storica

Il comunicato stampa diffuso dal Meeting racconta, nei numeri, quello che questi sei giorni sono stati davvero. Il presidente Bernhard Scholz ha chiuso la 47ª edizione ricordando le parole con cui Papa Leone XIV ha ribadito il compito storico del Meeting: essere «un crocevia per la Chiesa e per la società, un incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini». Rimarrà nella storia, ha detto Scholz, proprio la visita del Santo Padre, accolta con una gratitudine che è insieme quella di essere stati capaci di accogliere e quella – forse ancora più profonda – di essersi sentiti accolti da lui.

Il tema di quest’anno, “L’amor che move il sole e l’altre stelle”, ha ispirato convegni, mostre, spettacoli, confronti e dialoghi informali, portando un messaggio che resta come eredità di questi giorni: è possibile affrontare le sfide del nostro tempo e costruire la pace dialogando, mettendosi alla ricerca del vero e del giusto, senza censurare nulla. E i numeri di questa edizione parlano da soli: 900mila presenze, 150 incontri, 13 mostre, 13 spettacoli, la dedizione di 3.300 volontari, spazi come il Villaggio Ragazzi Yoga e l’Enel Sport Village che hanno accolto migliaia di bambini e ragazzi per tutta la settimana – tutto reso possibile dal contributo dei donatori e dei main partner, Intesa Sanpaolo e Generali Cattolica. Le riflessioni di questi sei giorni, si legge ancora nel comunicato, hanno trovato un approfondimento inaspettato alla luce dell’enciclica Magnifica Humanitas e del discorso del Santo Padre, le cui parole aprono un orizzonte ampio sul nostro impegno per un futuro vissuto come “una promessa, non una minaccia”.

Arrivederci al 2027

E così, come ogni anno, il Meeting annuncia già il proprio futuro. La 48ª edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli si terrà dal 20 al 25 agosto 2027, con un titolo che è già una direzione da seguire: “Pionieri coraggiosi per custodire l’umano”.

Chiudo qui questa serie di racconti da Rimini 2026, con la musica del concerto ancora nelle orecchie e il pensiero già rivolto a un titolo che, come ogni anno, promette di dare da pensare per mesi. Grazie a chi mi ha seguito giorno dopo giorno in questo viaggio: ci ritroveremo qui, ancora una volta, dal 20 al 25 agosto 2027.

Alla prossima, ancora da Rimini.

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